In Vino Veritas – Intervino 2017

In Vino Veritas – arriva Intervino 2017

Intervino 2017 - Klagenfurt
Il Salone del Vino dell’Alpe Adria, dal 12 al 14 marzo a Klagenfurt (A)

Bevanda nota dai tempi più antichi, citata in tutte le antiche scritture, ha sempre ricoperto un altissimo valore per l’uomo, come nutrimento per il corpo e lo spirito, utilizzato nelle funzioni religiose e di festa, prima di approdare alle nostre Tavole ed accompagnare pasti, ricorrenze e lo scandire del tempo quotidiano e momenti conviviali.

Affinando metodi di lavorazione, esperienze, tentativi  e tradizioni, è possibile ricavare da ciascun grappolo d’uva una bevanda simile, ma sempre diversa, rossa bianca o rosata, frizzante, ferma, liquorosa, solare, profonda, impegnativa, sbarazzina….il MONDO del VINO insomma, richiede di essere studiato a fondo per chi lo desidera, ma consente anche di approciarsi ad esso con leggerezza, con la curiosità e facendo tesoro dell’Esperienza e della Professionalità di Sommelier, Viticoltori, Cantinieri, Enologi.

Come ogni anno, con la Primavera arriva alla Fiera di Klagenfurt (A), a 50 km dal confine Italiano, INTERVINO, il Salone del Vino dell’Alpe Adria che presenta il Mondo del Vino di Italia, Austria, Slovenia e Croazia. Il periodo non è scelto a caso, ma l’Evento cade in concomitanza alla Fiera GAST, dal 12 al 14 marzo 2017 che riunisce Ristoratori, Albergatori, Chef ed appassionati in un grande Evento annuale.

La vendemmia autunnale è ormai passata, la Primavera è il periodo giusto per degustare il vino dell’annata precedente, ed ecco perchè INTERVINO è uno degli eventi più seguiti.

Interessantissimo abbinare la Fiera ad una pubblicità sul mensile MEIN SONNTAG che esce rigorosamente la prima domenica del mese, a distribuzione gratuita, il MENSILE DEL GUSTO Bere/Mangiare/Viaggiare:

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Ringraziamo Wikipedia per la dissertazione che segue:

Il vino si può ottenere anche da uve appartenenti ad incroci della Vitis vinifera con altre specie del genere Vitis (ad esempio la Vitis labrusca o la Vitis rupestris) e da uve di specie di Vitis diverse (quale la Vitis chunganensis).

In Italia (ed in tutta la Comunità europea), per proteggere un prodotto di maggiore qualità, prezzo e valore, non si può commercialmente chiamare “vino” il prodotto di fermentazione di uve che non siano Vitis vinifera. Quindi il termine, in caso di commercializzazione di fermentati diversi, deve essere omesso. Sistema comune per ovviare a tale divieto è, ad esempio, quello di citare semplicemente il nome della varietà di uva usata, ovviamente senza citare il termine “vino”.

Con tale bevanda si può dar vita anche ad un distillato che, se invecchiato per almeno 12 mesi in legno, prende il nome di brandy. La qualità e diversità tra vini dipendono strettamente dal vitigno, dal clima, dal terreno, dall’esposizione di questo rispetto alla radiazione solare e dalla coltivazione più o meno accurata della vite stessa.

 Vino deriva direttamente dal latino vīnum, da un tema mediterraneo[1] da cui deriva anche il greco antico ϝοῖνος woînos[2], classico οἶνος oînos, l’ebraico יין yayin[3] e l’armeno գինի gini[4]. La parola latina è stata prestata all’umbro, all’osco, al falisco vinu, all’etrusco vin(um), al leponzio vinom[4]; in epoca più recente, vīnum è stato prestato alle lingue celtiche[5], alle lingue germaniche[6] e da queste al finlandese viini[4]. Anche i termini slavi per vino[7] è probabile che siano prestiti latini[8][9]. L’ipotesi che vīnum abbia un’origine indoeuropea, comune all’ittita wiyan[10][11], ha oggi poco credito.

Nel Valdarno Superiore, intorno a Montevarchi, sono stati ritrovati in depositi di lignite, reperti fossili di tralci di vite (Vitis vinifera) risalenti a 2 milioni di anni fa. Diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa. Studi recenti tendono ad associare i primi degustatori di tale bevanda già al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove gli uomini riponevano l’uva. Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale.

Intervino 2017 - Klagenfurt
in Vino Veritas – Intervino 2017 – Klagenfurt

Siti archeologici di produzione del vino e dell’olio.

Nel corso del XX secolo gli archeologi si sono imbattuti casualmente nella più antica giara di vino mai rinvenuta. Nel 1996, infatti, una missione archeologica statunitense, proveniente dall’Università della Pennsylvania e diretta da Mary Voigt, ha scoperto nel villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell’Iran, una giara di terracotta, della capacità di 9 litri, contenente una sostanza secca proveniente da grappoli d’uva. La notizia, riferita da Corriere Scienza del 15 ottobre 2002, aggiunge che i reperti rinvenuti risalgono al 5100 a.C., quindi a 7000 anni fa, ma gli specialisti affermano che il vino è stato prodotto per la prima volta, forse casualmente, tra 9 e 10000 anni fa nella zona del Caucaso. Sembra infatti che il primo vino sia stato prodotto del tutto per caso (come è avvenuto per il pane lievitato) per la fermentazione accidentale di uva dimenticata in un recipiente.

È comunque accertato che la produzione su larga scala di vino è iniziata tra il 4100 e il 4000 a.C. datazione inerente ai ritrovamenti della prima casa vinicola trovata nel complesso delle caverne del comune armeno di Areni[12].

I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 a.C., ma è solo con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e di conseguenza la produzione del vino.

La Bibbia (Genesi 9,20-27) attribuisce la scoperta del processo di lavorazione del vino a Noè: successivamente al Diluvio Universale, avrebbe piantato una vigna con il cui frutto fece del vino che bevve fino ad ubriacarsi. Il Cristianesimo considera il vino come specie sotto cui, nel sacramento dell’Eucarestia, si cela il sangue diGesù Cristo, che nel corso dell’ultima Cena egli definì “per la nuova ed eterna alleanza, versato per molti in remissione dei peccati”.[13]

Sotto l’Impero romano ci fu un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passò dall’essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffusero su gran parte del territorio (in particolare in Italia, Gallia Narbonensis, Hispania, Acaia e Siria), e con l’aumentare della produzione crebbero anche i consumi.

Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi nell’area del Mediterraneo era molto differente dalla bevanda che conosciamo oggi: a causa delle tecniche di vinificazione e conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole.

Diversamente, i popoli celtici già prima del contatto con la romanità producevano vini leggeri e dissetanti[14] e li conservavano in botti di legno[15] invece che nellegiare.

Con il crollo dell’Impero Romano la viticoltura entra in una crisi dalla quale uscirà solo nel medioevo, grazie soprattutto all’impulso dato dai monaci benedettini ecistercensi. Nella stessa Regola, Benedetto afferma:

« Ben si legge che il vino ai monaci assolutamente non conviene; pure perché ai nostri tempi è difficile che i monaci ne siano persuasi, anche a ciò consentiamo, in modo però che non si beva fino alla sazietà. »

Gian Battista Vico intravide nella concezione medioevale del vino come genere di prima necessità un carattere della barbarie di quest’epoca.[16]

Intervino 2017 - Klagenfurt
in Vino Veritas – arriva INTERVINO 2017 – Klagenfurt

Mescita di vino rosso, Tacuinum sanitatis casanatensis (XIV secolo)

Ancora una volta.. in Vino Veritas !

Proprio nel corso del medioevo nasceranno tutte quelle tecniche di coltivazione e produzione che arriveranno praticamente immutate fino al XVIII secolo, quando ormai la produzione ha carattere “moderno”. Ciò grazie alla stabilizzazione della qualità e del gusto dei vini, nonché all’introduzione delle bottiglie di vetro e dei tappi di sughero.

Nel XIX secolo l’oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall’America, distruggono enormi quantità di vigneti. I coltivatori sono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana (Vitis labrusca), resistenti a questiparassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo.

Nel Novecento invece si ha, inizialmente da parte della Francia, l’introduzione di normative che vanno a regolamentare la produzione (origine controllata, definizione dei territori di produzione, ecc.) che porteranno a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità.

Alleghiamo il modulo di iscrizione con tutte le info sul ricchissimo pacchetto preallestito

INTERVINO 2017 e ricordate…. in Vino Veritas!

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